Qualche mese fa decisi che i tempi erano maturi per aprire una pagina Facebook dove postare le mie storie o più in generale tutto quello che avevo voglia di scrivere. Adesso dopo otto mesi i tempi sono di nuovo maturi.
Ed è così che ieri ho aperto questo Blog.
Qui riporterò tutti i contenuti che c' erano nella pagina. E qualcosa di più.
Il mio racconto a puntate per primo.
Non apporterò nessuna modifica, per adesso, come era su Facebook così lo riporto di seguito.
Quindi tu che stai leggendo, sappi che questa è solo la prima puntata di una storia molto più lunga.
E come dico sempre a questo punto... Buona lettura.
Ultimo giro di valzer
Capitolo 1.
Seduto nel suo ufficio si godeva la calda luce di inizio primavera.
Di solito non riceveva nessuno subito dopo pranzo, ma in questo caso aveva fatto un' eccezione.
Vuoi perché nelle prime ore del pomeriggio era sempre soggetto a crisi di sonno, che se non venivano colmate lo mettevano di cattivo umore per tutto il giorno, vuoi perché dopo mangiato amava bersi un
amaro e non voleva che i suoi clienti potessero pensare che fosse un ubriacone.
amaro e non voleva che i suoi clienti potessero pensare che fosse un ubriacone.
Nel suo campo l' apparenza era abbastanza importante.
Ma la telefonata che aveva appena ricevuto l' aveva incuriosito, e poi era una settimana, forse dieci giorni che era non c' erano nuovi contatti di lavoro.
La donna al telefono, che dalla voce era sembrata giovane pareva avesse molta fretta di incontrarlo.
La donna aveva detto che l' avrebbe raggiunto subito qualora lui fosse stato disponibile.
E lo era.
Così fece scorrere la sedia e si avvicinò al PC, e avviando sigla di “Derrik”, stirò la schiena e allungò le gambe.
Ogni volta che sapeva che da lì a poco qualcuno sarebbe entrato nel suo ufficio avvertiva sempre una sorta di ansia.
Di fronte a quale problema si sarebbe trovato adesso?
Negli anni era riuscito a ritagliarsi una classe ben definita di clienti. Tutta gente che aveva problemi troppo piccoli per essere presi in considerazione dalla polizia.
Così alla fine arrivavano da lui.
E si scopriva che poi questi problemi non erano così piccoli il più delle volte.
Non aveva mai ucciso nessuno, quanto meno non ancora, ma un paio di volte ci era andato vicino.
Il medioevo era sempre dietro l' angolo e c' erano un infinità di miserie umane la fuori, e a volte lui era capace di porre rimedio e di guadagnarci qualcosa.
Ma a volte arrivava tardi o non c' era modo di porre rimedio.
Il valzer di “Derrik” era arrivato a metà e dall' altra parte delle due finestre del suo ufficio, alle sue spalle, arrivavano le voci di ragazzini che si prendevano in giro in modo bonario.
Sorrise.
Adorava ascoltare i ragazzi giocare per strada, e adesso con l' arrivo della bella stagione le strade si sarebbero di nuovo ripopolate.
Il rumore stridente di una saracinesca coprì il finale del “Derrik theme” e questa volta si lasciò scappare una piccola risata e per un attimo ritornò il ragazzino di un tempo.
Riconobbe il tipico suono di una pallonata in una saracinesca, ed fu tentato di alzarsi e guardare fuori dalla finestra ma un doppio bip lo fece voltare verso il portatile.
Il video citofono.
La videocamera si attivò mostrandogli il viso di una ragazza, forse trenta anni, fasciato da grossi occhiali da sole.
Non è proprio una ragazzina, ma è giovane e sembra anche carina.
Con un secco <<secondo piano>> rispose al videocitofono.
Sapeva che i suoi clienti non amavano farsi vedere nelle vicinanze del suo ufficio.
Giovane, carina e spaventata.
Salvatore Balestrieri, investigatore privato che qualche volta era capace di alleviare le miserie della vita, distese di nuovo la schiena e aspettò che la prossima possibile cliente si facesse avanti.

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