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La piccola croce d' argento.


Photo by Anton Darius | @theSollers on Unsplash

Il racconto che state per leggere nasce da una piccolissima storia, nata per caso, come una  favola per bambini. Poi rileggendola mi sono accorto che sotto l' apparenza c' era qualcosa di più da raccontare e così adesso mi ritrovo con un nuovo universo ricco di storie, perché sono certo che in quel piccolo villaggio al Nord del Mondo ne accadono di cose strane!

Buona lettura!

La piccola croce d' argento.


Non tanto tempo fa in un piccolo villaggio al Nord del Mondo viveva un uomo di nome Hans.
Hans era un uomo brutto e molto, molto cattivo.
Era quel tipo di persona che mette gli altri di cattivo umore, sempre scorbutico, era il guardiano del cimitero del suo villaggio.
Aveva ereditato il proprio lavoro dal padre trenta anni prima. Il padre di Hans, Kristov, era morto in un incidente, fu ritrovato all' interno di una fossa che egli stesso aveva scavato da poco, con il collo rotto e la testa completamente rivoltata con gli occhi che guardavano all’ in giù direttamente sulle sue spalle.
Dopo quell' incidente la gente del paese decise di non usare più quella parte di terreno poiché, da brave persone superstiziose, reputavano quella parte del cimitero maledetta.
Così anno dopo anno quella parte del camposanto rimase vuota.
Era già fine del decimo mese dell’ anno ed i colori allegri della stagione delle feste aveva già dato il cambio ai colori più mogi dell’ Efterar, la stagione che avrebbe poi portato ai gelidi giorni senza luce.
Tutto il villaggio era in preparazione per la solenne ricorrenza del Gozba Toten, dove, come raccontavano le matriarche, nelle lunghe notti senza fine della stagione del gelo, i morti avevano la possibilità di
scendere sulla terra per avere giustizia sui vivi. Allora in quel periodo dell’ anno tutti si recavano al cimitero per pulire e riordinare le tombe dei propri cari. Nessuno più credeva a quelle vecchie storie ma la tradizione non si era persa negli anni.
Durante quei giorni, che diventavano sempre più brevi, una delle donne più anziane del villaggio si ammalò. Tutti caddero in una profonda tristezza, poiché la anziana signora era amata da tutti.
La vecchia signora, che si chiamava Annah, era stata molto ricca un tempo, ma poi un giorno, senza alcun motivo apparente decise di donare tutto ai poveri, non solo del suo villaggio ma anche a quelli dei
villaggi confinanti. Aveva tenuto per se solo una piccola croce d’ argento che portava sempre al collo.
E proprio nel mezzo della terza decade di quel mese così malinconico la donna peggiorò ed infine perì.
Nel villaggio ci furono sette giorni di lutto, perché la donna era amata da tutti. E non in pochi provarono un brivido lungo la schiena pensando che la donna sarebbe stata seppellita proprio alla vigilia
del Gozba Toten. Ma le matriarche indaffarate nelle loro cucine piene di fumi ed odori rassicurarono tutti, che la vecchia Hanna, non avrebbe mai potuto tornare in terra proprio perché amata da tutto il villaggio.
Ma il giorno della sepoltura ci fu un problema.
Nessuno aveva pensato al fatto che, abbellendo le tombe con fiori e decorazioni, tutta l’ area del cimitero adibita alle sepolture venisse completamente coperta, era infatti usanza, alla fine, unire tutte le decorazioni a creare una sola coreografia, che vista dall’ alto avrebbe affascinato al tal punto gli spiriti dal farli desistere nel loro intento di vendetta e che incantati dallo spettacolo delle fiaccole, fiori, cornici di legno e candele, e decidessero alla fine di aver clemenza dei vivi. E nessuno voleva togliere le
decorazioni dalla propria tomba per paura di incorrere nell’ ira dei propri parenti deceduti.

Così anche se a malincuore fu deciso di seppellire la vecchia madre del popolo nella zona maledetta.Quella dove era seppellito solo il padre di Hans.
Quando, alla fine dei sette giorni di lutto, Hans andò alla casa della donna per chiudere la bara, spostando i fiori e le erbe messe li per coprire eventuali cattivi odori, si accorse della
piccola croce d' argento, subito pensò di prenderla, poiché era abitudine del becchino derubare i morti. Si guardò intorno, ma le donne addette alla vestizione della povera vecchia erano proprio lì
al suo fianco e con le mani giunte recitavano le ultime preghiere prima della sepoltura.
Allora Hans, reprimendo una bestemmia si obbligò a rispettare la sua solita procedura:
seppellire di giorno e riesumare le bare e prendere tutto il prendibile di notte. Orecchini, collane, anelli e perfino denti d' oro. Tutto quello che poteva avere valore.
La sepoltura fu veloce, il vento cominciava ad alzarsi e tagliente aggrediva il viso della gente. Tutti rimasero scandalizzati nel vedere che Hans non aveva apportato nessun abbellimento alla tomba del padre e quando il capo del villaggio, uno dei pochi che aveva il coraggio di avvicinarsi al becchino gli chiese come mai non messo nulla sulla tomba del padre il Hans si limitò a sputare sul terreno una poltiglia di tabacco. Il capo del villaggio gli spinse sul petto un sacchetto di pelle. All’ impatto con il suo petto Hans sentì il tintinnare delle monete.
La sua paga.
Un sorriso avido gli aprì la bocca con pochi denti. Il capo del villaggio lo guardò disgustato e camminando all’ indietro si allontanò da lui e solo quando fu a distanza di sicurezza si voltò e lasciò solo il guardiano del cimitero.

E così scese la notte del Gozba Toten.

Tutti i Clan e le famiglie si riunirono intorno ai loro focolari, pregando, raccontandosi storie del passato e favole terribili di fantasmi vendicativi. Hans scolò una bottiglia di un liquore che si distillava da solo e incurante del vento forte e delle leggende si avvicinò armato di pala alla tomba della vecchia signora ed iniziò a scavare.
In poco tempo Hans arrivò alla tomba. Aveva rimosso abbastanza terreno da potersi calare all’ interno, in modo tale da rendere più facile il suo lavoro, e magari forse avrebbe dato anche una controllata alla dentatura della vecchia. Spazzò via con le mani l’ ultimo strato di terra che ricopriva il legno e con violenza cominciò a battere la punta della pala sulla bara, all’ altezza del capo della povera defunta. Una volta, due volte.
Alla terza il legno cedette e dopo aver poggiato la vanga su di uno dei margini all’ esterno della fossa, con la mano callosa e dalle unghie spezzate iniziò a strappare altri frammenti.
Il volto della povera donna, coperto da un bianco sudario, fece capolino dalla bara. Senza nessun ritegno Hans lo strappò via buttandoselo alle spalle. In quel momento il vento si alzò ancora ed iniziò a piovere. Un lampo illuminò il volto del cadavere, Hans sorrise alla vista della piccola croce e allungò le mani per
afferrarla.
Ma al momento di dare lo strattone finale sentì una voce sopra di lui.
All’ inizio l’ avido becchino non capì cosa stava accadendo, i lampi adesso erano intervallati da tremendi tuoni. Non c` era tempo per un esplorazione dentale. Nelle case al coperto, le mani si
strinsero più forte in preghiera e i piccoli si fecero più vicino ai loro genitori.
Hans ignorò ogni tipo di preghiera, e lasciata cadere la croce in una tasca della palandrana, si rimise in piedi e trascinò, con gli stivali sporchi di fango, il sudario ed i pezzi di legno che aveva strappato in precedenza, nel buco che aveva creato nella bara.
Poi il suono` tornò. E questa volta capì perfettamente la sua provenienza.
Dall’ alto.
E alle sue spalle.

<<Figlio mio ci incontriamo di nuovo!!>>
Era poco più di uno scheletro con qualche pezzo di pelle attaccato ma
Hans riconobbe subito a chi appartenevano quelle ossa:
Kristov Husker, l’ ex guardiano del cimitero.
Suo Padre.
Ed impugnava la vanga.
Per quanto Hans fosse una brutta persona di certo non era uno stupido, e fu il suo animo animalesco che gli fece comprendere subito come uscire da quella situazione, poi dopo avrebbe cercato una spiegazione.
Forse.
Cercò subito di risalire, del resto la fossa non arrivava neanche ai due metri, ma appena tentò di muoversi, avvertì un altro rumore, questa volta dal basso.
Le mani della vecchia signora attraversarono la bara, che Hans stesso aveva dovuto colpire più di una volta per riuscire a sfondarla, mani bianche e sottili si chiusero intorno alle sue caviglie.
Hans era bloccato nella tomba.
Gettò uno sguardo ai suoi piedi, vide il volto della vecchia che ritornato in vita lo guardava con occhi
privi di iride. Dall’ alto il padre cominciò a gettare terra nella fossa. Un temporale scatenava la sua furia.
Hans cominciò ad essere terrorizzato e con la forza del panico riuscì a liberare il suo piede destro, si puntellò ad una delle pareti e riuscì anche a portare una mano fuori dalla fossa. Il terreno bagnato cedette ma lui riuscì ad aggrapparsi ad una vecchia radice e cominciò ad issarsi all’ esterno. Lo scheletro che una volta era suo padre piegò le ossa ricoperte da fetidi brandelli di carne fusa a stracci.
<< Ti ricordi quando mi uccidesti figlio mio ?>>, disse ridendo.
La mandibola si staccò dal resto del teschio e cadde su Hans, seguita da decine, centinaia di vermi che gli uscivano dalla bocca. Poi lo scheletro che fu Kristov Husker si rimise in posizione eretta e con il
taglio della pala mozzò di netto le dita della mano di Hans, che cadde diritto tra le braccia della vecchia che ormai era uscita del tutto dalla bara.
Hans avrebbe voluto urlare ma la vecchia signora gli infilò le dita fredde e avvizzite nella bocca e gli strappò la lingua e lo portò a distendersi con se nel suo feretro.
In pochissimo tempo la terra ricoprì la bara. Hans era ancora vivo.
Poteva sentire le grida del padre a pochi metri da lui, ma allo stesso tempo così lontane.
Poi non sentì più nulla.
Lo scheletro, si voltò verso l’ altro lato del cimitero, quello non maledetto e con un gesto della pala, come a scacciare una mandria di insetti fece rinsecchire tutti i fiori messi disposti a decorazione
dagli abitanti del villaggio.
Aspirò aria gelida nella gola senza né carne né vene e gettò via la pala. Poi dando le spalle alla fossa si fece cadere all’ interno, come eseguendo un tuffo all’ inferno, e forse era proprio così.
Cadendo si portò le mani al petto e la terra riempì completamente la fossa.
Hans era nella bara della vecchia e questa facendosi scudo con il sudario ormai lercio aveva creato una piccola camera d' aria, permettendo al guardiano del cimitero di restare ancora in vita. In quel caos l' oscurità era totale, Hans non vide il sudario assumere la forma del teschio senza mandibola che una volta era il volto di suo padre, ma sentì distintamente la sua voce.
<<Adesso ti ho restituito il piacere figlio... ma soprattutto adesso siamo di nuovo tutti insieme!>>
Alle sue spalle Hans sentì una voce, una voce piena di promesse impronunciabili.
<< Vieni Hans... vieni dalla mamma... >>

Quelle furono le ultime parole che li becchino sentì nella sua vita.
La tempesta era terminata ed aveva lasciato il segno.
Alberi erano stati sradicati e più di un fienile era stato privato del tetto.
Ma il luogo più straziato, si valutò, fu il cimitero.
Quando gli abitanti del villaggio si recarono lì per la consueta cerimonia dell' Ellujäänu, la festività in cui si celebrava la sopravvivenza all’ attacco dei defunti, trovarono un desolato paesaggio ad accoglierli.
Non avrebbe destato sorpresa trovare tutte le composizioni distrutte dalla tempesta, del resto il vento quella notte aveva soffiato come pochi erano in grado di ricordare, ma ciò che fece tremare le
giovanni donne, bestemmiare gli uomini più rudi e far nascere silenziose preghiere a divinità dimenticate sulle labbra delle matriarche fu il fatto che le composizioni erano ancora lì, non smosse dal vento, come era giusto che fosse ma... ma fisse immobili come solo il giorno prima ma prive di ogni tonalità.
Tutta l’area che solo il giorno prima era una coreografia di giallo, arancio, marrone e rosso, i colori dell’ Efterar, adesso appariva come un grosso tappeto di polvere. Come se qualcosa di terribile e malvagio
avesse soffiato via tutta la vitalità e la sacralità dalle decorazioni.
Nessuno ebbe il coraggio di andare oltre, e solo il capo villaggio accompagnato dal capo delle milizie e dalla più anziana delle matriarche, ebbero l’ ardire di procedere.
All’ interno del camposanto la tempesta aveva lasciato i segni del suo passaggio, e questo, paradossalmente, rassicurò il trio, come se il normale effetto degli elementi potesse portar via la vista di
quello paesaggio tanto strano.
Chiamarono più volte Hans a gran voce, ma non ebbero nessuna risposta. Facendo ricorso a tutto il loro coraggio si avvicinarono alla zona maledetta. Le due croci che identificavano, le tombe di Kristov e Hanna erano scomparse, al loro posto era cresciuta una piccola collina di terra, dalla quale fuoriuscivano radici, sembravano dei vermi giganti.
Chiamarono ancora e ancora il guardiano del cimitero, ma sempre senza successo.
Il trio decretò che era giunto il momento di andare via, quando uno strano riflesso attirò l’ attenzione della matriarca:
La piccola croce d’ argento di Hanna, era appesa ad uno delle radici più piccole che fuoriuscivano dalla collina di terra. La matriarca, pronunciando parole troppo arcaiche per essere ricordate, si avvicinò
e chiuse la mano intorno alla piccolo oggetto.
In accordo con il capo villaggio decise che tutti avrebbero effettuato un’ altra settimana di lutto, in rispetto delle entità che avevano visitato quel luogo la notte precedente e quando uscirono dal cimitero chiusero il cancello con una spessa catena e siggillarono tutto con un catenaccio di acciaio e argento.
Furono posate erbe dallo strano profumo lungo tutto il perimetro delle mura del cimitero.

In ogni caso dovettero passare molti, molti giorni, prima che qualcuno ritornasse a cuor leggero in quel luogo.

E di Hans...

Nessuno seppe più nulla, ma in quel piccolo villaggio al Nord del Mondo nessuno sentì mai la sua mancanza.

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