Quello che segue è un piccolo racconto che ho scritto per il gruppo "Amici Horror!" dove, tranne quando a ora di pranzo postano foto... discutibili, mi trovo benissimo. Un giorno magari ne parlerò più a lungo. Il racconto è molto semplice, ma io ci sono affezionato, forse perché lo scrissi il giorno dopo del mio compleanno e c' era il sole.
Buona Lettura.
Il miglior ristorante del Centro Italia.
- Ecco è questo il tuo problema...
- Non so cosa intendi– Lino si guardava le scarpe, si sentiva a disagio a parlare in quel posto del suo futuro, il forte odore di urina e disinfettante penetrava nelle sue narici se non fossero usciti di lì probabilmente avrebbe vomitato. Almeno non c’ era nessuno con loro.
- Tu hai paura di rischiare- Alfredo al contrario sembrava non avesse nessun problema, si sentiva a suo completo agio nel bagno di un autogrill disperso nel nulla del centro Italia.
Lino voleva terminare la conversazione e voleva uscire da quel posto il prima possibile, aveva già lavato le mani con la spuma automatica ed a dirla tutta non voleva essere lui a toccare la maniglia della porta, gli faceva schifo.
Impaziente vide il suo amico terminare la sua lunga urinata con il tipico flettersi delle gambe di chi ha problemi alla prostata.
Cavolo sei più giovane di me, come diavolo puoi avere già problemi a pisciare?
- Tu hai paura di rischiare- Alfredo al contrario sembrava non avesse nessun problema, si sentiva a suo completo agio nel bagno di un autogrill disperso nel nulla del centro Italia.
Lino voleva terminare la conversazione e voleva uscire da quel posto il prima possibile, aveva già lavato le mani con la spuma automatica ed a dirla tutta non voleva essere lui a toccare la maniglia della porta, gli faceva schifo.
Impaziente vide il suo amico terminare la sua lunga urinata con il tipico flettersi delle gambe di chi ha problemi alla prostata.
Cavolo sei più giovane di me, come diavolo puoi avere già problemi a pisciare?
Lino guardò il suo amico che incurante della spuma dei germi e di tutto il resto, senza fermarsi si alzò la zip dei pantaloni ed aprì la porta per uscire.
Fuori l' aria era torrida, nonostante l' estate fosse ancora lontana, in ogni caso Lino detestava il caldo. Dirigendosi alla macchina Alfredo sfilò una sigaretta dal pacchetto e si voltò verso Lino, con il polpastrello destro toccava il filtro della sigaretta.
- No, no grazie - si affrettò a rispondere- ho le mie.
- In ogni caso – riprese Alfredo sbuffando fumo violaceo- io credo che un tentativo vada fatto.
- Io ho il mio piccolo ristorante, lo amo e ci riesco pure a campare -Lino aprì la portiera della macchina- non ho nessuna intenzione di andare a mettermi di nuovo sotto al padrone.
- Ok ok, come preferisci, ma ricorda mi hai promesso di incontrarlo, quindi almeno sei obbligato a parlarci ok?
Lino fece di sì con la testa.
La macchina procedeva lenta, era l'unica auto parcheggiata nel largo spiazzale del area di servizio, e lungo l’ autostrada incontrarono pochissime auto, tutte che viaggiavano nel senso opposto.
Alfredo non parve darci peso e quando Lino glielo fece notare rispose sorridendo che erano diretti in una piccola frazione che in quel periodo dell’ anno era normale trovare poche persone, ma d’ estate... a caro Lino sapessi!
Lino sorrise, lui e Alfredo erano amici da tempo nonostante quest` ultimo non si lavasse le mani dopo i suoi bisogni e amasse viaggiare in macchina senza musica, cosa che per Lino non era solo assurda ma anche sbagliata. Diede un' occhiata al suo smartphone ma purtroppo la sera prima aveva dimenticato di metterlo in carica ed adesso era solo un piccolo rettangolo opaco.
Fuori l' aria era torrida, nonostante l' estate fosse ancora lontana, in ogni caso Lino detestava il caldo. Dirigendosi alla macchina Alfredo sfilò una sigaretta dal pacchetto e si voltò verso Lino, con il polpastrello destro toccava il filtro della sigaretta.
- No, no grazie - si affrettò a rispondere- ho le mie.
- In ogni caso – riprese Alfredo sbuffando fumo violaceo- io credo che un tentativo vada fatto.
- Io ho il mio piccolo ristorante, lo amo e ci riesco pure a campare -Lino aprì la portiera della macchina- non ho nessuna intenzione di andare a mettermi di nuovo sotto al padrone.
- Ok ok, come preferisci, ma ricorda mi hai promesso di incontrarlo, quindi almeno sei obbligato a parlarci ok?
Lino fece di sì con la testa.
La macchina procedeva lenta, era l'unica auto parcheggiata nel largo spiazzale del area di servizio, e lungo l’ autostrada incontrarono pochissime auto, tutte che viaggiavano nel senso opposto.
Alfredo non parve darci peso e quando Lino glielo fece notare rispose sorridendo che erano diretti in una piccola frazione che in quel periodo dell’ anno era normale trovare poche persone, ma d’ estate... a caro Lino sapessi!
Lino sorrise, lui e Alfredo erano amici da tempo nonostante quest` ultimo non si lavasse le mani dopo i suoi bisogni e amasse viaggiare in macchina senza musica, cosa che per Lino non era solo assurda ma anche sbagliata. Diede un' occhiata al suo smartphone ma purtroppo la sera prima aveva dimenticato di metterlo in carica ed adesso era solo un piccolo rettangolo opaco.
Così non aveva altra scelta che ritornare a discutere del motivo di quel viaggio.
- Allora mi dicevi... d' estate lavora questo grande... Chef?
-Lavora ? – Alfredo prese una pausa per capire se Lino stesse scherzando- certo che lavora è il più grande chef del centro Italia!
Solo che io non ne ho mai sentito parlare disse Lino nella sua testa, fuori l’ aria era diventata del colore del piombo.
- Sta per piovere
- Già - rispose Alfredo- sembra proprio così ma tanto noi stiamo al coperto e comunque quella è la nostra uscita.
Una volta entrati nel paese li accolse il silenzio più totale, sembrava una città fantasma.
- Ok, il fuori stagione ma dove sono tutti? E perché tutte le finestre sono chiuse?
- Hai paura?
Lino non aveva paura, ma comunque non gli piaceva quel posto.
Seguendo le istruzioni del Tom Tom arrivarono di fronte all' agriturismo. Era bello grande dovette ammettere Lino, e sembrava davvero ben fatto. Solo che... era tutto chiuso. Infastidito Alfredo chiamò al cellulare il più grande chef del centro Italia. Anche da lontano Lino poté sentire le sue urla.
Quando chiuse la telefonata Alfredo diede subito un' occhiata al telefono e tirò per la manica della giacca l' amico.
Lino parve sorpreso da questa reazione e si preoccupò sul serio quando vide il volto dell’ amico impallidito e spaventato, e questo non era normale.
Salirono in macchina e Lino pretese spiegazioni.
- Ti piacciono quei film americani dove una calamità distrugge tutto?
Alfredo sorrideva nervoso e nello stesso tempo digitava un nuovo indirizzo sul navigatore. Lino ancora più confuso non rispose.
- Spero di sì perché ci siamo nel mezzo. Un uragano sta per piombarci addosso.
- Che? Un uragano in Italia? Ma sei pazzo?
- Lo so sembra una follia ma è per questo che tutta la gente del paese è scappata: nel dubbio meglio trovare riparo! Adesso stiamo andando a casa di Mario lo Chef... E' qui vicino...
Lino non disse nulla all’ inizio poi pensò all’ autogrill e alle macchine in senso opposto...
-Accendi questa cacchio di radio!
La notizia era vera, nei cinque minuti che li portarono alla casa del più grande chef del centro Italia tutte le stazioni parlavano dello stesso argomento.
-Lavora ? – Alfredo prese una pausa per capire se Lino stesse scherzando- certo che lavora è il più grande chef del centro Italia!
Solo che io non ne ho mai sentito parlare disse Lino nella sua testa, fuori l’ aria era diventata del colore del piombo.
- Sta per piovere
- Già - rispose Alfredo- sembra proprio così ma tanto noi stiamo al coperto e comunque quella è la nostra uscita.
Una volta entrati nel paese li accolse il silenzio più totale, sembrava una città fantasma.
- Ok, il fuori stagione ma dove sono tutti? E perché tutte le finestre sono chiuse?
- Hai paura?
Lino non aveva paura, ma comunque non gli piaceva quel posto.
Seguendo le istruzioni del Tom Tom arrivarono di fronte all' agriturismo. Era bello grande dovette ammettere Lino, e sembrava davvero ben fatto. Solo che... era tutto chiuso. Infastidito Alfredo chiamò al cellulare il più grande chef del centro Italia. Anche da lontano Lino poté sentire le sue urla.
Quando chiuse la telefonata Alfredo diede subito un' occhiata al telefono e tirò per la manica della giacca l' amico.
Lino parve sorpreso da questa reazione e si preoccupò sul serio quando vide il volto dell’ amico impallidito e spaventato, e questo non era normale.
Salirono in macchina e Lino pretese spiegazioni.
- Ti piacciono quei film americani dove una calamità distrugge tutto?
Alfredo sorrideva nervoso e nello stesso tempo digitava un nuovo indirizzo sul navigatore. Lino ancora più confuso non rispose.
- Spero di sì perché ci siamo nel mezzo. Un uragano sta per piombarci addosso.
- Che? Un uragano in Italia? Ma sei pazzo?
- Lo so sembra una follia ma è per questo che tutta la gente del paese è scappata: nel dubbio meglio trovare riparo! Adesso stiamo andando a casa di Mario lo Chef... E' qui vicino...
Lino non disse nulla all’ inizio poi pensò all’ autogrill e alle macchine in senso opposto...
-Accendi questa cacchio di radio!
La notizia era vera, nei cinque minuti che li portarono alla casa del più grande chef del centro Italia tutte le stazioni parlavano dello stesso argomento.
Un uomo grande e grosso con la faccia rossa li accolse agitando le braccia come se fossero state le pale di un' elica.
Beh, se continua così lo creerà lui l' uragano.
L' eccesso di adrenalina rese Lino euforico, o forse era solo il panico.
Una volta lasciata la macchina nel capannone di Mario, dalla strada sterrata Lino e Alfredo videro aprirsi due porte. Una cantina. Entrambi pensarono al Mago di Oz.
Una donna dai lineamenti tirati dal panico gli fece cenno di entrare.
L' odore, anzi il profumo degli insaccati li avvolse. La cantina era enorme e c’ erano insaccati che pendevano come strane stalattiti ovunque. Dall’ altro lato della cantina Lino intravide una miriade di bottiglie di vino e diverse botti, forse aveva sottovalutato quest’ incontro. Mario chiuse le porte dietro di se con un' asta di legno più spessa delle sue braccia.
Pose una mano grande quanto un piatto per pizze a Lino. Lino accettò la stretta.
- Mi dispiace conoscerla in questa occasione ma noi no...
Non fece in tempo a finire la frase che un martello enorme picchiò sulla porta della cantina. Una, due volte, l’ asse si piegò ma resistette. Il tornado era sopra di loro.
- Ma non hai visto le mie chiamate?- Mario aveva la faccia ancora più rossa.
Una mano dietro la testa, Alfredo confessò di aver tolto la suoneria al cellulare ed una volta viste le chiamate... beh era già troppo tardi.
Suo malgrado Lino sorrise. Si incamminarono nel profondo della cantina, verso le bottiglie di vino. Ad attenderli c’ era un' altra persona, la figlia di Mario. Quando Lino gli fu abbastanza vicino da potergli posare gli occhi addosso ne rimase incantato.
Aveva i lineamenti decisi come la madre, capelli lisci e folti a coda di cavallo. Indossava solo una camicia di cotone blu. Lino poteva vedere i seni spingere contro le cuciture, in un attimo i bottoni pressati all’ interno delle asole gli ricordarono l’ asse che teneva bloccata la porta della cantina.
Sorrise, promettendo a se stesso di offrire una birra, no un pranzo ad Alfredo per aver organizzato quest’ incontro.
La ragazza si chiamava Marica e presto tutto il piccolo gruppo si riunì vicino alle bottiglie di vino.
- Alfredo mi ha parlato di te – disse Mario rivolgendosi a Lino, stava stappando una bottiglia di vino rosso- è Merlot ci servirà per scaldarci.
- Anche io ho sentito parlare di te... ammetto di essere stato un po’ riluttante all’ inizio ma adesso mi sarebbe piaciuto visitare il tuo ristorante
- Credimi è bellissimo!
- Non ho dubbi, appena la tempesta sarà finita ci andremo!
- Già. - rispose Mario passando la bottiglia a Lino.
-Beh prima le signore! – Lino passò la bottiglia alla moglie di Mario.
Dopo venne il turno di Marica che tremava ancora dal freddo, Lino era l’ unico con la giacca così se la tolse e la passò alla ragazza, ma prima rivolse lo sguardo al padre che sorseggiando il suo sorso di vino fece di sì con la testa.
Il tempo passò così: sorseggiando buon vino, mentre la moglie preparò un piatto misto di formaggio e salame. Lino si chiese dove avessero trovato il piatto ed il coltello per preparare la pietanza ma soprattutto la tempra per reagire in quel modo a alla calamità che li aveva investiti. In ogni caso aveva già deciso che in un modo o nell' altro avrebbe iniziato una collaborazione con Mario e poi doveva trovare il modo per allacciare con Marica. Cavolo se gli piaceva!
Mentre il formaggio leggermente piccante gli si scioglieva in bocca entrarono nell’ occhio del ciclone. Affrontarono la seconda ondata della tempesta con Alfredo impegnato a decantare le lodi di Lino e Mario in modo alternato.
Quando le bottiglie aperte e svuotate erano diventate tre ed i piatti consumati quattro, il tornado ormai era passato, ed era il momento di valutare i danni. Ancora una volta Mario diede sfoggio di una grande personalità. I danni sarebbero stati ingenti ma non diede segno di essere impaurito, e soprattutto non diede nemmeno per un’ attimo l’impressione che questo fosse dovuto al vino. Lasciando le donne in cantina per precauzione si diressero fuori.
E sembrava che... beh sembrava che fosse passato un tornado. Senza dire una parola e cercando di non dare troppa importanza al tetto del capannone che sembrava dovesse cadere sulle loro teste ed ignorando i danni alla casa i tre montarono sul fuoristrada di Mario e quando arrivarono all’ agriturismo lo spettacolo che li accolse fu peggiore di quello che si aspettavano.
Il cielo era ancora nero ed alle loro spalle poterono vedere la colonna di vento e distruzione ormai lontana, tutti e tre fumavano in silenzio, non ci fu bisogno di aprire il cancello in ferro battuto, perché una delle due ante era stata sradicata. Entrarono. Le panchine nel giardino avevano resistito ma tutto il resto, le aiuole e le composizioni floreali erano andate distrutte. Il tetto del ristorante aveva tenuto in parte, tutte le finestre erano in frantumi, in una di esse era rimasto bloccato un piccolo carro da cavallo. Dal tetto della cucina invece... spuntava un piccolo albero.
Mario aveva la bocca così stretta che quasi gli scomparve dalla faccia, Alfredo gli posò una mano sulla spalla.
- Io sono... ci vorranno anni per risistemare tutto e...
- E ti darò una mano io, non preoccuparti, Io ho un piccolo locale ma con l’ aiuto e l’ esperienza dello chef più bravo del centro Italia diverrà il miglior ristorante d’ Europa.
Mario si voltò verso Lino con lentezza. Piano piano la sua bocca cominciò a sciogliersi. Lino non seppe dire se fosse il vento e la polvere ma vide qualcosa di lucido nei suoi occhi.
Alfredo mani sulle spalle di entrambi, sorrideva.
Il cielo sopra tutti loro cominciò a rischiararsi.
Una donna dai lineamenti tirati dal panico gli fece cenno di entrare.
L' odore, anzi il profumo degli insaccati li avvolse. La cantina era enorme e c’ erano insaccati che pendevano come strane stalattiti ovunque. Dall’ altro lato della cantina Lino intravide una miriade di bottiglie di vino e diverse botti, forse aveva sottovalutato quest’ incontro. Mario chiuse le porte dietro di se con un' asta di legno più spessa delle sue braccia.
Pose una mano grande quanto un piatto per pizze a Lino. Lino accettò la stretta.
- Mi dispiace conoscerla in questa occasione ma noi no...
Non fece in tempo a finire la frase che un martello enorme picchiò sulla porta della cantina. Una, due volte, l’ asse si piegò ma resistette. Il tornado era sopra di loro.
- Ma non hai visto le mie chiamate?- Mario aveva la faccia ancora più rossa.
Una mano dietro la testa, Alfredo confessò di aver tolto la suoneria al cellulare ed una volta viste le chiamate... beh era già troppo tardi.
Suo malgrado Lino sorrise. Si incamminarono nel profondo della cantina, verso le bottiglie di vino. Ad attenderli c’ era un' altra persona, la figlia di Mario. Quando Lino gli fu abbastanza vicino da potergli posare gli occhi addosso ne rimase incantato.
Aveva i lineamenti decisi come la madre, capelli lisci e folti a coda di cavallo. Indossava solo una camicia di cotone blu. Lino poteva vedere i seni spingere contro le cuciture, in un attimo i bottoni pressati all’ interno delle asole gli ricordarono l’ asse che teneva bloccata la porta della cantina.
Sorrise, promettendo a se stesso di offrire una birra, no un pranzo ad Alfredo per aver organizzato quest’ incontro.
La ragazza si chiamava Marica e presto tutto il piccolo gruppo si riunì vicino alle bottiglie di vino.
- Alfredo mi ha parlato di te – disse Mario rivolgendosi a Lino, stava stappando una bottiglia di vino rosso- è Merlot ci servirà per scaldarci.
- Anche io ho sentito parlare di te... ammetto di essere stato un po’ riluttante all’ inizio ma adesso mi sarebbe piaciuto visitare il tuo ristorante
- Credimi è bellissimo!
- Non ho dubbi, appena la tempesta sarà finita ci andremo!
- Già. - rispose Mario passando la bottiglia a Lino.
-Beh prima le signore! – Lino passò la bottiglia alla moglie di Mario.
Dopo venne il turno di Marica che tremava ancora dal freddo, Lino era l’ unico con la giacca così se la tolse e la passò alla ragazza, ma prima rivolse lo sguardo al padre che sorseggiando il suo sorso di vino fece di sì con la testa.
Il tempo passò così: sorseggiando buon vino, mentre la moglie preparò un piatto misto di formaggio e salame. Lino si chiese dove avessero trovato il piatto ed il coltello per preparare la pietanza ma soprattutto la tempra per reagire in quel modo a alla calamità che li aveva investiti. In ogni caso aveva già deciso che in un modo o nell' altro avrebbe iniziato una collaborazione con Mario e poi doveva trovare il modo per allacciare con Marica. Cavolo se gli piaceva!
Mentre il formaggio leggermente piccante gli si scioglieva in bocca entrarono nell’ occhio del ciclone. Affrontarono la seconda ondata della tempesta con Alfredo impegnato a decantare le lodi di Lino e Mario in modo alternato.
Quando le bottiglie aperte e svuotate erano diventate tre ed i piatti consumati quattro, il tornado ormai era passato, ed era il momento di valutare i danni. Ancora una volta Mario diede sfoggio di una grande personalità. I danni sarebbero stati ingenti ma non diede segno di essere impaurito, e soprattutto non diede nemmeno per un’ attimo l’impressione che questo fosse dovuto al vino. Lasciando le donne in cantina per precauzione si diressero fuori.
E sembrava che... beh sembrava che fosse passato un tornado. Senza dire una parola e cercando di non dare troppa importanza al tetto del capannone che sembrava dovesse cadere sulle loro teste ed ignorando i danni alla casa i tre montarono sul fuoristrada di Mario e quando arrivarono all’ agriturismo lo spettacolo che li accolse fu peggiore di quello che si aspettavano.
Il cielo era ancora nero ed alle loro spalle poterono vedere la colonna di vento e distruzione ormai lontana, tutti e tre fumavano in silenzio, non ci fu bisogno di aprire il cancello in ferro battuto, perché una delle due ante era stata sradicata. Entrarono. Le panchine nel giardino avevano resistito ma tutto il resto, le aiuole e le composizioni floreali erano andate distrutte. Il tetto del ristorante aveva tenuto in parte, tutte le finestre erano in frantumi, in una di esse era rimasto bloccato un piccolo carro da cavallo. Dal tetto della cucina invece... spuntava un piccolo albero.
Mario aveva la bocca così stretta che quasi gli scomparve dalla faccia, Alfredo gli posò una mano sulla spalla.
- Io sono... ci vorranno anni per risistemare tutto e...
- E ti darò una mano io, non preoccuparti, Io ho un piccolo locale ma con l’ aiuto e l’ esperienza dello chef più bravo del centro Italia diverrà il miglior ristorante d’ Europa.
Mario si voltò verso Lino con lentezza. Piano piano la sua bocca cominciò a sciogliersi. Lino non seppe dire se fosse il vento e la polvere ma vide qualcosa di lucido nei suoi occhi.
Alfredo mani sulle spalle di entrambi, sorrideva.
Il cielo sopra tutti loro cominciò a rischiararsi.

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